29/09/10

Festival Internazionale di Storytelling 2010

Lo storytelling è l’arte di raccontare storie.

Si può dire in qualche modo che le storie costituiscano un “prima del teatro”, il modo più antico, più semplice e più vivo per trasmettere qualcosa a qualcuno, perché non muoia, ma continui ad essere realtà che parla e respira.

Una storia può essere autobiografica, inventata, metaforica, rifarsi ad un fatto reale o alle parole di un grande autore e nello storytelling non ha importanza l’aderenza alla realtà, ad una versione originale o alla “storia”, intesa come susseguirsi cronologico degli eventi, ma è fondamentale la comunicazione.

Lo storyteller cerca di creare con le proprie parole delle immagini che facciano da ponte fra le proprie emozioni e quelle di chi l’ascolta. Non è un caso che fra storytellers si usi il linguaggio della “festa”, del dono: non si dice raccontare una storia, bensì “dare”, “donare” una storia, perché a sua volta si arricchisca e venga nuovamente raccontata.

Ci sono storie che sono monologhi e monologhi che sono storie ma la differenza fondamentale riguarda, appunto, il metodo di comunicazione, cioè come vengono trasmessi. Un monologo teatrale viene imparato a memoria dall’attore per essere recitato, una storia invece viene raccontata dallo storyteller seguendo un canovaccio e basandosi sull’improvvisazione. La stessa storia ha dunque ogni volta parole diverse e, ad ogni passaggio, cioè ogni volta che viene raccontata, cresce, si evolve, cambia.

le Bestiaire de Juliette


Exposition : le Bestiaire de Juliette

Jusqu'au 23 octobre 2010

Dédicace et signature du livre :
Si j'étais un pingouin
Edition Thierry Magnier

Le 6 octobre à partir de 19H

Maryline Robalo, directrice artistique de la Galerie Think & More présente le travail de l'artiste et dessinatrice / illustratrice Juliette Le Roux, auteur de l'album muet les yeux dans les yeux paru en 2008 aux éditions MeMo et de Si j'étais un pingouin aux éditions Thierry Magnier, en août 2010.

Dans le travail prolifique mais silencieux de cette jeune artiste, les chimères issues d'un bestiaire abondant empruntent parfois à l'espèce humaine : un visage de fillette, un sentiment amoureux, le souvenir d'une rencontre, ou les indices d'un conflit, pour mieux dire ce qui des humains de l’est plus du tout...laissant ainsi place à l’animalité de ces créatures savamment digestes. Les indices sont épars et les conflits brefs. Ils se délient aussitôt que nous acceptons que certaines de ces narrations soient avortées et que la rencontre avec ces créatures, aussi effrayantes qu'attirantes, suffit à nourrir un imaginaire galopant !

L’actualité de l’artiste en quelques dates :

Depuis le 25 septembre 2010 : vous pouvez trouver chez votre libraire : Si j’étais un pingouin, un merveilleux album jeunesse paru aux éditions Thierry Magnier
ALBUM / À partir de 5 ans/ Format : 21 x 16 cm / 32 pages / relié / 14 euros

samedi 2 octobre à partir de 14h : Interview de l’artiste sur IdFm 98.0FM

Saison 2010 : pour le granit Théâtre National de Belfort, l’artiste a réalisé cette année l’ensemble des dessins du programme.


Galerie Think & More
108, rue St Honoré
75001 Paris

21/09/10

MCZ Museo Carlo Zauli: Il Museo Zauli e il Premio Artelaguna

MCZ Museo Carlo Zauli: Il Museo Zauli e il Premio Artelaguna: "Il MCZ continua a stringere importanti legami con istituzioni del mondo dell’arte contemporanea e quest'anno mette in palio una residenza co..."

MCZ Museo Carlo Zauli: Luca Trevisani in mostra al MARS sceglie anche Car...

MCZ Museo Carlo Zauli: Luca Trevisani in mostra al MARS sceglie anche Car...: " 28 ottobre 2009 ore 18,30MARSvia Guinizelli 6 MilanoMM Pasteur LUCA TREVISANI Che io scelga di essere me stes..."

20/09/10

Letterature Arabe

post del 30 giugno 2010 dal blog di Jolanda Guardi dedicato alla letteratura e alla poesia araba

Khàlid Sulaymàn An-Nàsiri, Saddaqtu kulla šay’. Nusùs, Dàr Kan‘àn, Dimašq 2009
Non c’è niente da fare. La poesia araba contemporanea ci piace molto. Come quella di Khalid Soliman Al-Nassiry (così scrive il suo nome in caratteri latini), giuntaci per caso in dono dall’autore, un giovane palestinese.

14/04/10

Seneca saluta il suo Lucilio

Seneca saluta il suo Lucilio. Se sei saggio, anzi, per essere saggio, abbandona tutte queste faccende e sùbito con tutte le tue forze tendi alla saggezza; se c'è qualcosa che ti trattiene, cerca di liberartene oppure tronca di netto. "Mi trattiene," dici, "la cura del patrimonio; vorrei disporlo in modo da poter vivere di rendita, per non essere gravato dalla povertà o gravare io stesso su qualcuno." Quando parli così, sembra che tu non conosca la forza e la potenza di quel bene che vai ricercando; hai una visione complessiva di quanto giovi la filosofia, ma non distingui ancòra con sufficiente sottigliezza i particolari, non sai ancòra quanto e in quali situazioni ci sia di aiuto, come ci "soccorra", per dirla con Cicerone nelle circostanze più gravi e arrivi sino alle più piccole. Dammi retta, chiedile consiglio: ti persuaderà a non startene lì a far conti. Questo cerchi e con codesti rinvii a questo vuoi arrivare, a non temere più la povertà: ma se bisogna ricercarla? Per molti la ricchezza è stata un ostacolo alla filosofia; il povero non ha ostacoli, non ha preoccupazioni. Quando risuona la tromba di guerra, sa di non essere in pericolo; quando viene dato l'allarme per un'alluvione, cerca come mettersi in salvo, non che cosa mettere in salvo; se deve fare un viaggio per mare, non c'è clamore in porto e sulla spiaggia fermento di gente al seguito di uno solo; non lo circonda una turba di servi il cui mantenimento richiede la fecondità delle terre d'oltremare. È facile nutrire il ventre di poche persone temperanti, che non chiede altro se non di essere riempito: sfamare costa poco, saziare molto. La povertà si contenta di soddisfare solo le necessità impellenti: perché rifiuti una compagna di cui anche i ricchi, se hanno senno, seguono le abitudini? Se vuoi dedicarti allo spirito, devi essere povero o vivere come un povero. Lo studio non può essere salutare se non si ricerca la frugalità e la frugalità è una povertà volontaria. Lascia, perciò da parte queste scuse: "Non possiedo ancora quanto basta; se riuscirò a metterlo insieme, allora mi dedicherò anima e corpo alla filosofia." Ma non ci si deve procurare niente prima di quella filosofia che invece tu rimandi e hai intenzione di procurarti dopo tutto il resto. Proprio dalla filosofia bisogna cominciare. "Voglio conquistarmi il necessario per vivere", sostieni. Ma contemporaneamente impara anche a preparare te stesso: se qualcosa ti impedisce di vivere bene, non ti impedisce di morire bene. Non c'è motivo che la povertà o l'indigenza ci allontanino dalla filosofia. Chi vi aspira deve saper sopportare anche la fame; certuni la sopportarono durante gli assedi: eppure l'unico premio delle loro sofferenze era non cadere in balia dei vincitori! Quanto maggiore è il bene che ti viene promesso: una libertà perpetua, senza più timore né degli uomini, né della divinità. Anche chi ha fame deve arrivare a possedere questi beni? Ci sono eserciti che hanno sofferto la mancanza di tutto, si sono nutriti di radici e sfamati con cose ripugnanti solo a nominarle; tutto questo l'hanno sopportato per un regno e - cosa più straordinaria - apparteneva ad altri: esiterà qualcuno a sopportare la povertà per liberarsi dalla furia delle passioni? Non c'è necessità di acquisire beni prima: si può arrivare alla filosofia anche senza provviste per il viaggio. E così? Vuoi possedere tutto e poi avere anche la saggezza? Sarà il corredo di vita meno importante, e, come dire, un di più? Tu, se già possiedi qualcosa, dedicati alla filosofia (solo così puoi sapere se possiedi ormai abbastanza); se non possiedi niente, ricercala prima di qualsiasi altra cosa. "Ma mi mancherà il necessario." Anzitutto non potrà mancarti, perché la natura ha esigenze modestissime e il saggio si adegua alla natura. Ma se gli capiterà di trovarsi in condizioni decisamente critiche, sùbito abbandonerà la vita e cesserà di essere gravoso a se stesso. Se poi i suoi mezzi per tirare avanti saranno scarsi e limitati, si contenterà senza preoccuparsi o angustiarsi più del necessario e darà al suo stomaco e al suo corpo quanto occorre; sereno e felice se la riderà delle occupazioni dei ricchi e dell'affannarsi di quegli uomini che corrono dietro alla ricchezza, e dirà a se stesso: "Perché vai tanto per le lunghe? Vuoi aspettare i profitti dell'usura o gli utili del commercio o il testamento di un vecchio ricco, quando puoi diventare ricco sùbito? La saggezza procura sùbito la ricchezza: la dà rendendola superflua." Ma questo non ti riguarda: tu sei più vicino ai ricchi. Cambia epoca, avrai sempre troppo; quanto basta è uguale in ogni tempo.Potrei chiudere qui la mia lettera, se non ti avessi abituato male. Nessuno può accomiatarsi dai re Parti senza donare niente, così io non posso salutarti senza pagare. Che posso fare? Chiederò un prestito a Epicuro: "Per molti la ricchezza non ha segnato la fine delle loro miserie, ma solo un cambiamento." E non me ne stupisco: il male non sta nelle cose, ma nell'anima. Quello che ci aveva reso intollerabile la povertà, ci rende tale anche la ricchezza. Non ha importanza se fai coricare un ammalato su un letto di legno o d'oro: dovunque tu lo trasporti, porterà con sé la sua malattia; così non fa differenza se un animo infermo si trova nella ricchezza o nella povertà: il suo male lo segue. Stammi bene. Seneca, Lettere, Libro II, Ad Lucilium XVII

Si vis vacare animo, aut pauper sis oportet, aut pauper similis

A’ Pellegrini non solo basta il poco, ma dannoso è il molto. Ad un’uomo, che non istà co’ pensieri serrati fra le pareti della sua casa, come il centro chiuso nel circolo, ma sempre con le ali della mente spiegate e rivolte colà ove lo chiama il desiderio di saper nuove cose (con che e pellegrino non solo di casa sua, ma infin di sè stesso), è forse disonore e noia mancar di quello, che, come a pellegrino, gli sarebbe così d’impedimento come di peso? Di qui formò Seneca l’Aforismo: "Si vis vacare animo, aut pauper sis oportet, aut pauper similis" (Seneca – Lettere, libro II, XVII, Ad Lucilium).

Daniello Bartoli - Dell'uomo di lettere difeso e emendato
Parte prima, LA SAPIENZA FELICE ANCORA NELLE MISERIE 3