02/04/08

Il Vetro di Zo...



ZO Autoportrait, 2008

"I wanted to work in a zoo when I was six, then I wanted to hide myself in the mountains for the rest of my life when I was twelve "
"I have never wanted to be a president or a business woman, but I need a job (...)
"Dreams make one too heavy to wake up (...), this is more like a revolution, sorry, I'm just murmuring..."

Leggere questa schiva presentazione mi ha persuaso del suo fascino: "quando avevo sei anni volevo lavorare in uno zoo, poi a dodici ho deciso di nascondermi per sempre tra le montagne (...) Non ho mai pensato di diventare Presidente o una donna manager, ma ho bisogno di un lavoro (...) I sogni rendono pesante il risveglio, sembra quasi una rivoluzione, scusate, sto solo parlottando..."

E' o non è la premessa di una irresistibile fata furbina? Una maliarda delle montagne che mescola con indifferenza piccole icone fetish, poesia visuale, diari, istantanee di viaggio... tutti momenti intensamente compenetrati di presenza, di unità, tra la ricerca dello sguardo e la sua rivelazione...

ZO esplora il mondo con l'attenzione seducente e spiazzante del viandante. Poesia, ironia, distacco, sono queste le emozioni che caratterizzano il suo sguardo originale, un pensiero che lega inscindibilmente attenzione e sogno ad occhi aperti. Spirito impertinente, si diverte a sfilare dal sonno i sogni proibiti degli estranei ritraendo i preziosi momenti di resa di un'umanità irrequieta.

Anche se vuol farci credere di non essere una professionista, il talento è evidente. Se così fosse farebbe parte della larga schiera degli artisti timidi nascosti nel web, decisamente i miei preferiti...

Tra le foto postate nella sua galleria personale su "Flickr" vi segnalo volentieri quelle dei suoi viaggi.

Vedi Street of Strangers

brakis-altwan





27/03/08

"A Sartankè..." "Keccè?"

- "Mbè... keccè?"

- "Cè kke mesòsoggnàto amminonno kè mmadètto kessei
'na zokkola... vedim'pò..."

- "Ahò..."

- "Mbè... keccè?"

- "Mesòmmagnato er politometro de Repùbblika..."

- "Andò te sei piazzato?"

- "...dietro ar kulo debbertinotto... mortacci sua!!!"


10/03/08

Maniaci della carta !!!


Insecto
Inserito originariamente da Gustavo Aimar
Quest'opera è una tecnica mista di Gustavo Aimar

Trasporti alternativi

Guardando il blog di David Byrne , proprio quel Byrne leader dei Talking Heads e, almeno nella mia opinione e credo di molti della mia generazione, grande artista e persona di notevole spessore, ho trovato un bellissimo messaggio del 2006 che vi riporto, tradotto dall'inglese.David racconta di aver partecipato ad un meeting newyorkese sul trasporto alternativo, dove ha potuto ascoltare un illuminante intervento di Enrique Peñalosa, ex sindaco della città di Bogotà, Colombia, che al meeting si è presentato in bicicletta.Ecco la testimonianza di Peñalosa:"Quando sono stato eletto sindaco di Bogotà e mi sono recato in Municipio, mi hanno consegnato uno studio sui trasporti dove si stabiliva come la cosa fondamentale da fare per la città fosse un'autostrada sopraelevata al costo di 600 milioni di dollari. Invece, abbiamo installato un sistema di mezzi pubblici in grado di trasportare 700.000 persone al giorno al costo di 300 milioni. Abbiamo poi creato centinaia di strade riservate ai pedoni, parchi, piazze, piste ciclabili, piantato alberi ed eliminato i cartelloni pubblicitari. Abbiamo costruito la più lunga via pedonale del mondo, più di 20 km. Può sembrare una follia, dato che questa strada attraversa alcuni dei più poveri sobborghi di Bogotà, e molte delle strade circostanti non sono neppure asfaltate. Ma abbiamo deciso di non incrementare le strade per favorire le automobili, per avere invece ottimi spazi per i pedoni. Tutta questa infrastruttura per i pedoni mostra rispetto per la dignità umana. Dice alle persone 'Tu sei importante. Non perché sei ricco o laureato, ma perché sei umano.' Se le persone vengono trattate in modo speciale, così si comportano. E questo crea un nuovo tipo di società."Aggiunge poi il sindaco alcune regole fondamentali che forse anche i nostri amministratori farebbero bene a leggere:"Se una pista ciclabile non è sicura per un bambino di 8 anni, non è una pista ciclabile.Gli ingorghi non sono necessariamente negativi: l'importante è non cercare di eliminarli. Le persone saranno così propense ad usare i trasporti pubblici (nota: la stessa filosofia seguita dal sindaco di Londra).Costruire più strade non allevia il problema traffico.Il trasporto non è un fine. Serve solo a migliorare la vita. L'obiettivo non deve essere migliorare i trasporti, ma migliorare la qualità della vita.Una strada senza marciapiedi privilegia le automobili, e quindi le persone in auto hanno più diritti; questo è antidemocratico".
Edited by Magius on Mar 10, 2008 at 6:09 PM

Orixa


Orixa-Carnival_by Brakis

Gli Orixà sono delle divinità che fanno da intermediari tra Dio e gli esseri umani durante i riti del Candomblè, religione di origine africana tramandata in Brasile. Ogni Orixà è custode di un elemento della natura e ne conserva il segreto e la forza. Yemanjà è la regina del mare, affettuosa madre che alleva i bambini; Oxum la sirena dell’acqua dolce, sensuale e vanitosa; Xango re del fuoco e della giustizia, amante della bellezza e dell’avventura…Questi sono alcuni dei principali Orixà, dei veri e propri personaggi con delle caratteristiche umane e dai poteri divini, protagonisti di leggende tramandate attraverso la musica,la danza e il canto. La loro forza è racchiusa nel movimento, e il movimento genera l’AXE’, l’energia vitale essenziale per gli esseri viventi.

http://www.paubrasil.it/sito/ita/bahia/conoscere-bahia/orixas.htm

An Orisha (also spelled Orixa and Orixá) is a spirit which reflects one of the manifestations of Olodumare (God) in the Yoruba spiritual or religious system. This religion has found its way throughout the world and is now expressed in several varieties which include Anago, Oyotunji, Candomblé and Lucumí/Santería. These varieties or spiritual lineages as they are called are practiced throughout areas of Brazil, Cuba, Dominican Republic, Puerto Rico, Jamaica, Guyana, Trinidad and Tobago, the United States, Mexico and Venezuela. As interest in African indigenous religions (spiritual systems) grows, Orisha communities and lineages can be found in parts of Europe and Asia as well. While estimates vary, there could be more than 100 million adherents of this spiritual tradition worldwide.

http://en.wikipedia.org/wiki/Orisha

20/02/08

Libri e bambini- Gli italiani? Non lettori, fin da piccoli

I bambini italiani? Leggono meno rispetto ai loro coetanei europei: è quanto emerge dai dati presentati oggi, 29 gennaio, nel corso del convegno "Bambini e adolescenti e valore del libro", organizzato a Roma dalla Commissione parlamentare per l'infanzia della Bicamerale, in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (AIE). Un momento di confronto ad altissimo livello – che vede la presenza di editori, esperti del settore e dei principali istituti statistici (Istat e Doxa) - per verificare la diffusione del libro e della lettura tra i bambini e gli adolescenti nel nostro Paese e per valutare le iniziative e gli strumenti utili ad incentivarla e promuoverla. I dati - Secondo i dati Istat rielaborati dall’Ufficio studi di AIE nel 2007 poco meno della metà dei bambini di 6-10 anni legge almeno un libro non scolastico nei dodici mesi precedenti (46,8%): a questa cifra corrisponde, solo per fare un esempio, ben un 58,0% dei coetanei spagnoli. Il valore in Italia sale leggermente nella fascia di età successiva (11-14 anni), arrivando al 59,5%, per poi calare progressivamente al crescere dell’età, e dei processi scolari, di socializzazione, di multiconsumi tecnologici (la media nazionale è del 43,1%). In altre parole, circa la metà di bambini e ragazzi inseriti all’interno dei processi di scolarizzazione dell’obbligo e superiori, dichiara di non leggere alcun libro diverso da quelli di scuola: in proiezione sono 3,1 milioni. La produzione - La produzione di libri per l’infanzia è cresciuta in questi anni in modo significativo in termini di quantità: nel 1987 si pubblicavano 951 titoli, nel 1997 1740 (+8,2% in media annua), nel 2006 questo valore sfiora le 2.300 opere (2.296; (Fonte Liber, Biblioteca Gianni Rodari di Campi Bisenzio), che si traduce in 3,1 milioni di libri per bambini stampati e immessi nei canali di vendita e in un fatturato conseguente di 129,5 milioni di euro (in allegato tutte le cifre). Oggi bambini e ragazzi hanno una possibilità decisamente superiore di scegliere tra autori, generi, fasce di prezzo, formati di libri, storie raccontate, letterature, ecc. di quanto potevano avere nel passato. Nel 1980 l’editoria italiana pubblicava 0,15 nuovi titoli ogni mille bambini, oggi questo valore è pressoché raddoppiato ma comunque è meno della metà di quella spagnolo (che ha però un mercato extradomestico) e poco meno di un quinto di quello francese (Fonte: Ministerio de cultura, per Spagna, Syndicat national de l’Edition per Francia). Il commento - “Come editori – ha sottolineato il presidente di AIE Federico Motta – non possiamo fare altro che mettere a disposizione di bambini e ragazzi – direttamente o attraverso la mediazione dei loro genitori - un’offerta di libri capace di dare risposte ai loro bisogni di lettura. In assenza però di qualunque politica organica e continuativa in materia di promozione della lettura e al verificarsi continuo di tagli alle risorse e ai trasferimenti alle biblioteche per l’ampliamento delle proprie collezioni, o per la formazione di personale bibliotecario specializzato, non può essere sufficiente pubblicare libri belli e nuovi. L’Italia, nel confronto internazionale, è un Paese caratterizzato allo stesso tempo da una crisi nella produttività e da bassi tassi di lettura. Il legame tra i due fenomeni è più stretto di quanto possa sembrare a prima vista. In questa luce deve essere letto anche un dato recentemente pubblicato da Istat: solo un quarto dei lavoratori italiani, solo la metà dei dirigenti e professionisti dichiara di leggere un libro per il proprio aggiornamento professionale. Ci si può stupire, allora, che in un mondo sempre più complesso e competitivo, la produttività sia il principale fattore critico della nostra economia?”.

Comunicato stampa dell’Associazione Italiana Editori (AIE) del 29.01.2008

21/01/08

La scienza del bene

I filosofi governanti, per essere all'altezza del loro compito, devono ricevere una accurata educazione, che deve avere ad oggetto l'apprendimento più grande (megiston mathema). La conoscenza più grande è quella dell'idea del bene (tou agathou idea), attingendo la quale il giusto e le altre cose diventano utili e giovevoli. [505a] La conoscenza del bene risponde all'esigenza di dare un indirizzo alla pluralità delle nostre cognizioni, cioè un orientamento che sia unitario e che sia connesso alle nostre domande fondamentali, che sono di natura pratica e non teoretica. Per Platone le domande che danno origine alla filosofia non sono "che cos'è l'essere?" o "quali sono gli strumenti per conoscerlo?", ma le interrogazioni "sul bene dell'uomo e della realtà in cui egli si trova a vivere; la conversione al mondo delle idee è auspicabile non tanto perché apre la visione del vero essere, ma perché apre l'accesso a ciò che è bello e buono; così pure la scelta in favore di verità e scienza contro l'opinione non è sorretta da un naturale impulso contemplativo, ma dal fatto che scienza e verità sono belle" (F. Trabattoni, Platone, Roma, Carocci, 1998, p. 219). L'interesse primo della ragione, in altri termini, è pratico. Il bene, prosegue Socrate, viene dalla maggioranza identificato col piacere, e dai più raffinati con la phronesis, cioè con la capacità di discernere. Ma poi, quando si chiede loro di quale phronesis si tratti, sono costretti a rispondere che si tratta della phronesis del bene, come se fosse già chiaro il senso della parola "bene". Quelli che identificano il bene con il piacere incorrono in una analoga difficoltà quando sono costretti ad ammettere che vi sono piaceri buoni e piaceri cattivi. [505b-c]In altre parole: una volta identificato teoreticamente il bene con qualcosa di definito - il giudizio o il piacere - , siamo costretti a renderci conto che l'identificazione è circolare o contraddittoria. Una persona è dotata di phronesis quando sa giudicare sul bene: ma allora il bene non è la phronesis. Se identifichiamo il bene con il piacere, quasta definizione si rivela contraddittoria non appena ci mettiamo a classificare i piaceri: e siamo costretti a fare questa classificazione ogni volta che dobbiamo compiere delle scelte. Insomma - dice Socrate - è evidente che il bene è una questione controversa.